Salute

Medico di base, cambiano tutte le regole: cosa prevede la riforma 2026

La riforma, che introduce un contratto di dipendenza per i nuovi medici, risponde a diverse sfide strutturali, tra cui la carenza di medici
Una profonda trasformazione della medicina territoriale(www.progettoagimm.it)

Il sistema sanitario sta attraversando una fase di riforma significativa, destinata a modificare profondamente il ruolo del medico di base.

La riforma, che introduce un contratto di dipendenza per i nuovi medici, risponde a diverse sfide strutturali, tra cui la carenza di medici, l’invecchiamento della popolazione e l’elevato fabbisogno di cure. Scopriamo cosa cambierà nei prossimi anni.

Introdotta dalla Legge n. 833 del 1978, la figura del medico di famiglia ha come obiettivo quello di garantire a ogni cittadino un punto di riferimento per le cure territoriali. Oggi, in Italia, ci sono circa 30.000-35.000 medici di base, ma la carenza di personale è un problema sempre più urgente. La Fondazione Gimbe evidenzia la mancanza di oltre 5.500 medici, con pensionamenti previsti per oltre 7.300 professionisti entro il 2027. A fronte di ciò, il sistema sanitario territoriale non è in grado di sostenere un fabbisogno crescente di assistenza, alimentato anche dall’invecchiamento della popolazione e dalla diffusione di malattie croniche.

Un modello più integrato e sostenibile

La riforma mira a rispondere a queste criticità con l’introduzione di un modello più stabile e integrato, che prevede per i medici di base un contratto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I nuovi medici accederanno alla professione tramite concorso pubblico e saranno inquadrati come dipendenti, mentre quelli già in servizio potranno scegliere se rimanere nel regime di libera professione o passare al modello dipendente.

Il cuore della riforma risiede nell’adozione di un orario settimanale di 38 ore, suddiviso tra attività ambulatoriale e servizi territoriali. In particolare, 20 ore saranno dedicate alle visite ambulatoriali, mentre 18 ore verranno spese sul territorio, nelle Case della Comunità e nell’assistenza domiciliare.

Il sistema retributivo sarà misto: una parte fissa, che garantirà maggiore stabilità economica, e una variabile, legata al raggiungimento di obiettivi

Un nuovo sistema retributivo e formativo (www.progettoagimm.it)

Il sistema retributivo sarà misto: una parte fissa, che garantirà maggiore stabilità economica, e una variabile, legata al raggiungimento di obiettivi, come la gestione dei pazienti cronici e la riduzione delle liste d’attesa. Un incremento medio dello stipendio del 5,78% è previsto, in un’ottica di miglioramento delle condizioni professionali.

Sul fronte formativo, la riforma prevede una rivoluzione nel percorso educativo per i futuri medici di base. Il tradizionale corso triennale verrà sostituito da una specializzazione universitaria di quattro anni, che offrirà una formazione più pratica, con tirocini obbligatori nelle strutture della medicina territoriale. Ciò garantirà un livello formativo uniforme su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure e rispondere alle crescenti esigenze sanitarie.

L’importanza delle case della comunità

Un altro pilastro della riforma è rappresentato dalle Case della Comunità, strutture multidisciplinari che, come stabilito dal Decreto Ministeriale n. 77 del 2022, saranno il punto di riferimento per l’assistenza sanitaria di prossimità. Ogni Casa della Comunità sarà composta da équipe professionali, tra cui medici di medicina generale, pediatri, infermieri e psicologi, che lavoreranno insieme per offrire un’assistenza integrata ai pazienti.

Le prime sperimentazioni di queste strutture hanno dato risultati incoraggianti: i tempi di attesa sono stati ridotti significativamente in alcune aree, passando da tre mesi a circa sei settimane, e circa 20.000 persone per struttura hanno beneficiato di una gestione più efficace dei pazienti cronici e delle urgenze a bassa intensità.

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